Angelo Santoro, il nuovo direttore della comunicazione di Mediaset

Dal 4 marzo, un nuovo volto guiderà la strategia comunicativa di uno dei giganti dell’industria televisiva italiana. Angelo Santoro è stato nominato direttore della comunicazione di Mediaset, assumendo un ruolo chiave nell’orchestrazione delle relazioni pubbliche e della percezione dell’azienda. Santoro prende il testimone da Calvani, il quale ha guidato il dipartimento per quasi due decenni fino alla sua recente pensione. Sotto la supervisione di Mauro Crippa, direttore generale della comunicazione e capo dell’Informazione dell’intero Gruppo, Santoro si appresta a portare avanti la tradizione di eccellenza comunicativa di Mediaset. Con una carriera giornalistica che spazia per oltre due decenni, Santoro vanta una lunga storia di contributi al panorama mediatico italiano. Entrato in Mediaset nel lontano 1998 come autore e inviato per “Le Iene”, ha rapidamente scalato le posizioni all’interno dell’azienda. Dal 2001, ha lavorato presso Studio Aperto, diretto da Mario Giordano, dove ha ricoperto ruoli di crescente importanza, dall’essere un redattore fino a diventare conduttore del telegiornale e, infine, caporedattore centrale. Oltre alla sua esperienza televisiva, Santoro ha contribuito anche al mondo della stampa, lavorando come autore e inviato per il settimanale “Lucignolo”. Nel 2010, ha fatto il suo ingresso nella Direzione Comunicazione di Mediaset, assumendo il ruolo di responsabile dei rapporti con i media, succedendo a Giovanni Toti. Prima della sua nomina come direttore della comunicazione, Santoro ha ricoperto il ruolo di capo Ufficio Stampa corporate di Mediaset, dirigendo la comunicazione economica e finanziaria del Gruppo con maestria e competenza. Con la sua vasta esperienza e competenza nel settore mediatico, Angelo Santoro è pronto ad assumere la leadership della comunicazione di Mediaset, guidando l’azienda attraverso un periodo di continua evoluzione e innovazione nel panorama mediatico italiano.
Il Corriere della Sera: una storia di informazione e dialogo politico

Il 5 marzo del 1876, sotto la luce della prima domenica di Quaresima, l’Italia vide l’ascesa di un nuovo baluardo dell’informazione: il Corriere della Sera. Con un editoriale che invitava il pubblico a parlare chiaro e a discernere tra le righe delle dichiarazioni politiche, il direttore Eugenio Torelli Viollier diede il benvenuto ai lettori in un’era di maturità politica. In un contesto segnato dalla transizione politica dalla Destra storica alla Sinistra storica, il Corriere della Sera si pose come voce della destra moderata, offrendo un terreno neutrale per il dialogo costruttivo con l’opposizione. Con soli tre redattori e quattro operai, l’impresa editoriale prese vita nella Galleria Vittorio Emanuele, simbolo della borghesia milanese. Il nome stesso, Corriere della Sera, rappresentava un cambiamento rispetto alle convenzioni dell’epoca, anticipando la sua uscita pomeridiana. Il giornale, con un mix di cronaca, analisi politiche e rubriche curiose, divenne rapidamente un punto di riferimento per la società italiana. L’introduzione di nuove tecnologie, come il telegrafo e la rotativa, fece aumentare rapidamente le vendite, portando il Corriere alla vetta della stampa nazionale. Durante il periodo d’oro, figure di spicco della cultura italiana contribuirono alla sua firma, consolidando la sua posizione nel panorama giornalistico. Dopo gli anni di censura fascista e le sfide del dopoguerra, il Corriere della Sera continuò a evolversi, mantenendo sempre il suo ruolo di protagonista nell’informazione italiana. Con giornalisti di fama come Indro Montanelli e Oriana Fallaci, il giornale si distinse per la sua capacità di affrontare le sfide politiche e sociali del tempo. Oggi, il Corriere della Sera continua a essere una presenza fondamentale nel panorama giornalistico italiano, testimone e protagonista della storia nazionale e internazionale. (in copertina, il primo numero del Corriere della Sera)
Crescita record degli investimenti pubblicitari radiofonici

Il panorama degli investimenti pubblicitari radiofonici nel mese di gennaio 2024 ha suscitato grande interesse, registrando un sorprendente aumento del 21,7%. Questo dato, certificato dai rilevamenti condotti nell’ambito dell’Osservatorio Fcp-Assoradio, coordinato dalla rinomata società Reply, ha gettato luce su un vivace trend nell’ambito della pubblicità radiofonica. Monica Gallerini, neo Presidente di Fcp Assoradio, ha sottolineato l’entusiasmante risultato, evidenziando come il primo mese dell’anno abbia visto una crescita significativa nella raccolta pubblicitaria per quasi tutte le categorie merceologiche. Questo consolidamento del trend di crescita del mezzo radiofonico rispetto al 2023 testimonia della sua continua rilevanza nel panorama pubblicitario attuale. Tra le categorie che hanno mostrato prestazioni particolarmente interessanti spiccano settori chiave come Automotive, Telecomunicazioni, Alimentari, Turismo e Viaggi, Tempo Libero, Farmaceutici e Gestione Casa. Gallerini ha specificato che queste categorie sono cresciute in modo sostanziale sia per il numero di annunci, in aumento del 25%, sia per il numero di inserzionisti, con un aumento del 20%. La Presidente Gallerini ha concluso sottolineando i risultati eccezionali del 2023 e di questo gennaio 2024 come testimonianza della fiducia degli inserzionisti nella radio come un motore di crescita straordinario. Questa fiducia è alimentata dalla riconosciuta capacità del mezzo radiofonico di raggiungere un vasto pubblico, la sua fedeltà d’ascolto e la sua efficacia nella call to action e nella costruzione della brand awareness.
Prime Video introduce gli spot pubblicitari: le novità

Milioni di italiani stanno ricevendo in queste ore una comunicazione da parte di Prime Video, che annuncia l’introduzione di spot pubblicitari a partire dal 9 aprile su film e serie TV. Coloro che desiderano evitare interruzioni durante la visione dovranno aggiungere un supplemento di 1,99 euro al mese oltre al costo dell’abbonamento. Questa modalità sembra trovare consenso, con il 60% degli italiani che la approva, secondo una recente indagine condotta da The Trade Desk. “Con le pressioni economiche e l’aumento della concorrenza per far crescere gli abbonati ai servizi in streaming, quasi tutte le piattaforme di contenuti video premium hanno modificato i prezzi e abbracciato l’introduzione della pubblicità – commenta Angela Bersini, General Manager Italia di The Trade Desk – Affidarsi esclusivamente alle sottoscrizioni con prezzi più alti non fornirà un aumento degli abbonati necessario per sostenere la crescita. La nostra recente ricerca indica che il 59% degli italiani è aperto alla pubblicità in cambio di contenuti in streaming gratuiti. Il futuro dello streaming, quindi, si baserà su un approccio ibrido, in cui le piattaforme offrano opzioni sia in abbonamento che finanziate dalla pubblicità.” Secondo un’altra ricerca condotta da YouGov per conto di The Trade Desk, quasi due terzi (65%) dei consumatori intervistati dichiara di essere disposto a spendere al massimo 30 euro al mese per accedere a più servizi di streaming. Ciò aumenta il potenziale per le piattaforme gratuite o a basso costo grazie all’inserimento della pubblicità. Infatti, il 59% dei telespettatori italiani intervistati preferirebbe un servizio gratuito finanziato dalla pubblicità o un servizio meno costoso con spot pubblicitari rilevanti e limitati. “Questo modello però – prosegue Angela Bersini di The Trade Desk – è sostenibile solo se il carico pubblicitario è significativamente inferiore a quello della televisione lineare tradizionale. Per tenere il passo con le nuove regole di coinvolgimento dei consumatori è necessario disporre di dati, pubblicità rilevante, approcci innovativi all’identità e, naturalmente, la giusta infrastruttura tecnologica per effettuare transazioni e misurazioni. Chi utilizzerà le innovazioni digitali raccoglierà i maggiori frutti di questa nuova età dell’oro della TV”. La ricerca di The Trade Desk rivela inoltre che il 72% di tutti i telespettatori italiani ha guardato contenuti in streaming nell’ultimo anno, con una percentuale che sale all’85% nella fascia d’età 18-34 anni. Sebbene la maggior parte degli italiani (il 93%) preferisca guardare in streaming sulla propria TV, più del 50% dei giovani tra i 18 e i 34 anni sceglie dispositivi mobili e notebook per la visione. La TV tradizionale rimane la scelta preferita per i telespettatori di età pari o superiore a 55 anni, con l’86% di loro che ha guardato contenuti tradizionali nell’ultimo anno.