Tg1, giornalista aggredito ad Amsterdam. Telefonino sequestrato

Un momento del servizio di Marco Bariletti (Foto: @Tg1Rai su X)

Marco Bariletti, giornalista del Tg1, è stato aggredito a Amsterdam da un gruppo di persone filopalestinesi. Il direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci, ha denunciato l’episodio in audizione alla Commissione Segre al Senato martedì 12 novembre 2024. Durante l’aggressione, il cronista è stato circondato, spintonato, e gli è stato sequestrato il telefono. Mentre veniva filmato dai suoi aggressori, gli è stato chiesto di urlare “free Palestine”, un atto che ha scatenato in lui momenti di grande terrore. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha espresso la propria solidarietà al giornalista, condannando ogni tipo di violenza nei confronti dei colleghi.

Il Sole 24 Ore annuncia gara per pianificazione social

Il Sole 24Ore sede

Il Sole 24 Ore ha aperto una gara per selezionare le agenzie che cureranno le sue attività di pianificazione sui social media. La procedura è divisa in tre lotti, ognuno dedicato a una delle tre principali divisioni del gruppo: System, che comprende anche Radio 24; 24 Ore Eventi; e la unit del quotidiano. Attualmente, il gruppo affida le sue attività di planning e buying a livello globale a Wavemaker (parte di GroupM). L’amministratore delegato Mirja Cartia d’Asero presenterà domani i risultati dei primi nove mesi del 2024, che seguono un primo semestre chiuso con ricavi consolidati in crescita del 2,2% (106,9 milioni di euro), un utile netto di 2,9 milioni e un incremento della raccolta pubblicitaria dello 0,7%, arrivando a 43 milioni di euro.

Minacce a Report, richiamato l’incubo Charlie Hebdo

Sigfrido Ranucci

Minacce inquietanti sono state recapitate alla redazione di Report e al conduttore Sigfrido Ranucci in seguito alla trasmissione di un servizio sul conflitto tra Israele e Palestina, realizzato dal giornalista Giorgio Mottola. Ranucci ha denunciato il messaggio intimidatorio tramite un post su Facebook, dove ha riportato il testo della minaccia: “Vi dovreste vergognare per l’ignobile servizio anti Israele della scorsa settimana. Pulizia etnica da parte dell’esercito israeliano a Gaza!? La meritereste Voi, stile redazione di Charlie Hebdo”. Il conduttore ha concluso il post comunicando che “l’episodio è stato segnalato ai poliziotti della mia scorta”. Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, la questura di Roma ha acquisito la mail contenente le minacce per avviare ulteriori verifiche e approfondimenti. Ranucci ha inoltre richiamato alla memoria l’attentato del 7 gennaio 2015 presso la sede di Charlie Hebdo a Parigi, dove “un commando di due uomini armati con fucili d’assalto Kalashnikov fece irruzione durante la riunione settimanale di redazione, sparando sui presenti”. L’attacco causò la morte di dodici persone, tra cui il direttore Stéphane Charbonnier (Charb) e altri storici collaboratori come Cabu, Tignous, Georges Wolinski, Honoré, oltre a due poliziotti. Il caso ha suscitato una forte reazione da parte di diversi esponenti istituzionali. Il Movimento 5 Stelle, tramite i rappresentanti in Commissione di Vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua e Anna Laura Orrico, ha espresso solidarietà a Ranucci e a Report, definendo le minacce “gravissime” e “meritevoli della massima attenzione”. “Sigfrido Ranucci è già costretto a vivere sotto scorta e ricevere simili minacce rappresenta l’ennesimo vile attacco alla stampa indipendente nel nostro Paese”, hanno affermato, aggiungendo che “tutte le forze politiche condividano il nostro sdegno e sapranno esprimere vicinanza nei confronti suoi e della sua redazione”. Anche Vittorio Di Trapani, presidente della Fnsi, è intervenuto sull’accaduto, scrivendo su X (ex Twitter): “Gravissime e inquietanti le minacce alla redazione di @reportrai3. Bisogna fermare questo clima di odio. I giornalisti non fanno altro che il proprio lavoro: il diritto e il dovere di raccontare, nell’interesse esclusivo dei cittadini”.  

Segre elogia i Tg Rai: “Impegno contro l’indifferenza”

Liliana Segre

Liliana Segre esprime gratitudine per l’impegno della Rai contro l’indifferenza. La presidente della Commissione Anti-discriminazioni del Senato ha accolto positivamente le parole dei direttori di Tg1, Tg2 e Tg3 – rispettivamente Gian Marco Chiocci, Antonio Preziosi e Pierluca Terzulli – ascoltati oggi in audizione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella diffusione dei discorsi d’odio. “Sono molto contenta che la parola “indifferenza” non solo non sia stata mai nominata, ma che i programmi delle tre reti siano il contrario di quell’indifferenza che ho vissuto e che temo enormemente”, ha dichiarato Segre. La senatrice, riportata da Adnkronos, ha ribadito come la posizione della Rai infonda speranza, contribuendo ad evitare quel “buio” rappresentato dall’indifferenza. Secondo Segre, questo atteggiamento delle reti Rai rappresenta un forte segnale di sensibilità e responsabilità sociale. “Questo mi fa vedere l’importanza di questa commissione, da me fortemente voluta, prendere un nuovo andamento”. La sua dichiarazione sottolinea la necessità di un ruolo attivo della televisione pubblica nella lotta contro l’odio e nella promozione di un’informazione capace di sensibilizzare e coinvolgere diversi strati sociali. Segre ha inoltre osservato come le tre reti non solo ignorino l’indifferenza, ma mostrino un impegno concreto nel contrasto alla discriminazione, fattore essenziale per un’informazione di qualità.

L’editoria in crisi, la televisione si ridimensiona, Agcom avvisa

Giacomo Lasorella

Il presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), Giacomo Lasorella, ha dipinto un quadro critico del settore editoriale durante la sua audizione alla Commissione Cultura. Nel 1990 si vendevano 6,8 milioni di copie di quotidiani, copie che sono diventate 4 milioni nel 2003 e 2 milioni nel 2013. Dal ’90 a oggi, ogni 10 anni le copie vendute si sono dimezzate. Se questo trend continua, mentre nel ‘90 il giornale era un oggetto presente in un terzo delle famiglie, sarà un oggetto che tra dieci anni entrerà nell’1,5% dei nuclei familiari del Paese”, ha dichiarato Lasorella, sottolineando come, dai 6,8 milioni di copie vendute nel 1990, il numero sia sceso a 2 milioni nel 2013 e tenda ulteriormente al ribasso. Il presidente ha poi evidenziato che il declino della stampa cartacea impatta anche le edicole, un tempo luogo di aggregazione, mentre i ricavi dalla vendita di copie cartacee sono crollati del 25,5% dal 2019, registrando una riduzione complessiva del 43,6% rispetto al 2013. Anche le copie digitali non risollevano il settore: “il valore pubblicitario rimane più basso della copia cartacea” visto che “la copia digitale è sostanzialmente individuale”. La televisione rimane la principale fonte di informazione in Italia, ma il suo ruolo si sta ridimensionando, soprattutto dopo il picco di audience raggiunto durante la pandemia. I giornali sono stati protagonisti di un crollo significativo, con la quota di italiani che si informa tramite stampa scesa dal 30% del 2018 al 18% del 2022. A preferire i giornali sono soprattutto le fasce di età più avanzate, mentre solo il 7% della popolazione è abbonata a un quotidiano online. Lasorella ha sollecitato una revisione della legge sull’editoria, in particolare dell’articolo 3, che stabilisce i limiti alla concentrazione nella stampa quotidiana. Secondo l’Agcom, la normativa attuale, basata solo sui limiti di tiratura, dovrebbe essere aggiornata per considerare la complessità delle modalità di diffusione dell’informazione, includendo vari indici come le copie cartacee, le versioni digitali e l’audience online. La riforma proposta sarebbe coerente con il nuovo Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusma) e con le disposizioni dello European Media Freedom Act, che mira a proteggere il pluralismo dell’informazione e prevenire la concentrazione eccessiva dei media. A differenza della stampa, l’editoria libraria ha mostrato segni di ripresa, superando i volumi pre-Covid. Anche se al di fuori della competenza diretta di Agcom, Lasorella ha riconosciuto la resilienza di questo settore. In chiusura, il presidente ha rimarcato il valore di una “informazione libera e indipendente” per la democrazia italiana e ha sostenuto l’importanza del servizio pubblico radiotelevisivo per garantire autorevolezza e affidabilità. (In foto, Giacomo Lasorella)

Giornali francesi denunciano X per violazione diritti

Elon Musk

Diversi importanti giornali francesi, tra cui Le Figaro, Le Monde, Le Parisien e Les Echos, hanno deciso di intraprendere un’azione legale contro X, il social media di proprietà di Elon Musk, accusandolo di sfruttare i loro contenuti senza alcuna retribuzione. Secondo gli editori delle testate coinvolte, il social avrebbe violato le normative europee sui “diritti connessi”, che stabiliscono che i media debbano essere compensati quando i loro contenuti vengono utilizzati da grandi piattaforme digitali. Le norme sui “diritti connessi”, introdotte nel 2019, sono state concepite per garantire una giusta remunerazione agli editori quando i loro articoli, immagini o altri contenuti vengono ripubblicati o riutilizzati dai giganti del web, come Google, Facebook o appunto X. La legge mira a riequilibrare il mercato, dove le piattaforme digitali traggono enormi profitti dalla diffusione di contenuti di terze parti, senza però ricompensare adeguatamente i creatori originali. L’azione legale è stata avviata congiuntamente dagli editori delle testate Le Figaro, Le Monde, Les Echos, Le Parisien, Télérama, Courrier International, Le Huffington Post, Malesherbes Publications e Le Nouvel Obs. Questi gruppi hanno denunciato il comportamento di X, accusandolo di non rispettare i diritti degli editori e di continuare a utilizzare i loro contenuti senza riconoscere alcuna forma di pagamento. La denuncia arriva dopo che, nel maggio scorso, un giudice francese aveva ordinato a X e alla sua filiale francese di fornire una serie di dati commerciali necessari per valutare i guadagni che la piattaforma ottiene dai contenuti delle testate coinvolte. Tuttavia, X non ha risposto alla richiesta e non ha fornito le informazioni richieste, comportandosi in modo che, secondo i giornali, dimostra “il suo invariabile desiderio di eludere i suoi obblighi legali”. (In foto, Elon Musk)

RDS lancia il format Release Party, debutto con i Negramaro

RDS lancia un nuovo format musicale chiamato Release Party, un’iniziativa dedicata alla presentazione dei nuovi album degli artisti italiani più celebri. L’obiettivo è di creare un contatto diretto e più coinvolgente tra artisti e fan, offrendo un’esperienza unica e memorabile. Questo format incarna appieno la filosofia di RDS: mettere al centro gli ascoltatori e regalare loro momenti di qualità e intensità. Il primo Release Party è in programma il 22 novembre a Milano, nelle suggestive Terrazze della Rinascente in Piazza Duomo. Protagonisti di questa serata speciale saranno i Negramaro, che presenteranno il loro nuovo album “Free Love” (Sugar), in uscita proprio il giorno dell’evento. Per partecipare a questa serata esclusiva, gli appassionati possono tentare la fortuna con un gioco radio: RDS infatti mette in palio, a partire da oggi 11 novembre, l’accesso al Release Party, regalando ai fan la possibilità di vivere in prima persona l’emozione del debutto del nuovo progetto discografico della band.

RCS cresce in borsa, Corriere leader con 645mila abbonati

Urbano Cairo RCS

RCS MediaGroup ha registrato un aumento in Piazza Affari fino al 3,5%, chiudendo la giornata con un +1,25% in borsa, a seguito della presentazione del bilancio dei primi nove mesi del 2024. I dati evidenziano una forte crescita degli utili e dei margini, accompagnata da un incremento nel numero degli abbonati. L’editore Urbano Cairo ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti, ricordando i progressi realizzati negli ultimi otto anni sotto la sua guida: dal 3 agosto 2016, quando è diventato presidente di RCS, il gruppo ha generato cassa per 630 milioni di euro, quasi azzerato il debito, distribuito 145 milioni in dividendi, e riacquistato la sede storica del Corriere della Sera per 70 milioni di euro. Al 30 settembre 2024, la base clienti digitale di RCS, che include sia le testate italiane sia quelle spagnole, ha superato 1,1 milioni di abbonamenti. Solo il Corriere della Sera conta 645 mila abbonati, seguito da 246 mila per la Gazzetta dello Sport, 154 mila per El Mundo e 101 mila per Expansión. RCS si conferma quindi primo editore online in Italia, con un totale di 30,9 milioni di utenti unici medi mensili. Il consiglio di amministrazione, riunitosi ieri, ha sottolineato l’importanza del ruolo informativo delle testate, sempre più riconosciute dal pubblico come autorevoli, sia in formato digitale sia su carta. Nei primi nove mesi dell’anno, il margine operativo lordo (EBITDA) ha registrato un incremento dell’11,33%, raggiungendo i 91,4 milioni di euro, rispetto agli 82,1 milioni dello scorso anno. Tutti i comparti aziendali hanno contribuito alla crescita, in particolare le divisioni Quotidiani Italia e Unidad Editorial. Il margine operativo lordo sui ricavi totali di 602,3 milioni di euro rappresenta un’incidenza del 15,2%, contro il 13,5% dell’anno precedente. Anche il risultato operativo è in aumento del 16,89% a 51,5 milioni di euro, mentre l’utile netto è salito del 13,4%, attestandosi a 32,1 milioni di euro. L’indebitamento netto di RCS si è ridotto di 3,7 milioni di euro, scendendo a 19,7 milioni dopo aver distribuito 36,3 milioni in dividendi. Guardando al futuro, il consiglio di amministrazione prevede di raggiungere margini in crescita per il 2024, con l’obiettivo di proseguire nella generazione di cassa grazie alla gestione operativa. (In foto, Urbano Cairo)