L’Australia ha deciso di vietare il download dei software di intelligenza artificiale sviluppati dalla start-up cinese DeepSeek su tutti i dispositivi governativi, considerandoli un rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale. La misura è stata ufficializzata dal ministero dell’Interno, con una direttiva firmata dalla ministra Stephanie Foster, che impone la rimozione immediata delle applicazioni di DeepSeek da tutti i dispositivi fissi e mobili del governo australiano. La decisione si inserisce in un contesto più ampio di crescente cautela nei confronti di aziende tecnologiche cinesi, che sempre più spesso si trovano al centro di restrizioni e divieti in diversi Paesi occidentali.
La posizione del governo australiano non è isolata. Anche il ministro dell’Industria e della Scienza, Ed Husic, aveva recentemente espresso preoccupazioni sulla privacy e sulla gestione dei dati degli utenti da parte della piattaforma. Secondo Husic, prima di adottare strumenti di questo tipo, è fondamentale valutare con attenzione la loro affidabilità, la sicurezza dei dati sensibili e le implicazioni per la cybersecurity nazionale. L’attenzione verso il chatbot cinese nasce dalla sua crescente popolarità, che ha sollevato interrogativi sulla sua capacità di competere con le big tech americane e sulla possibile ingerenza governativa cinese nella gestione delle informazioni.
L’Australia non è nuova a misure di questo tipo: in passato ha già imposto restrizioni su aziende tecnologiche cinesi, come nel caso di Huawei e TikTok, citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale e il possibile accesso non autorizzato ai dati governativi. La decisione di escludere DeepSeek dai dispositivi pubblici rientra in una strategia più ampia di protezione della sovranità digitale e di prevenzione di potenziali minacce informatiche.